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13 febbraio 2014

Austenland - Alla ricerca di Jane


Dopo la delusione che molte fan della Austen hanno sperimentato guardando Death comes to Pemberly, ecco che un altro adattamento di un libro delude profondamente. Purtroppo è una dura realtà che non sempre il merito viene premiato e che non sono i sequel migliori ad essere scelti ma quelli che potrebbero, tramite un'adeguata operazione di marketing, rendere di più.

Come per lo sceneggiato BBC non ho letto il libro ed ho deciso di non farlo perché se l'adattamento, che pur si prende le sue libertà, è così scadente, il libro non sarà meglio.


La protagonista della storia è Jane (guarda caso), una ragazza ossessionata da Orgoglio e Pregiudizio e sopratutto da Colin Firth, che vuole rappresentare al grado più estremo il fanatismo di molte ragazze in giro per il mondo (che poi sinceramente, io ho trovato l'attore migliore ne Il discorso del re che con la camicia bagnata! Ma sono gusti! :P). Questa ragazza, che poco ha dell'eroina austeniana Elizabeth Bennet, si reca a fare una vacanza a tema austeniano. Fin qui tutto ok, peccato che il posto offra un servizio di "mr Darcy"-attori che fingeranno di avere con le ospiti una storia d'amore. Questo è stato il brutto del film secondo me, passi per tutte le prese in giro e lo squallore mostrato da certi comportamenti ossessivi, ma creare delle macchinazioni non lo vedo proprio in linea con lo stile della Austen.

Tornando alla trama, ecco che la ragazza, stufa di vivere in questo mondo regency, decide di guarire e di donarsi una bella storia d'amore con il giardiniere, peccato che anch'egli è un attore! Il film regalerà ovviamente un lieto fine agli spettatori in cui uno dei personaggi, Mr Nobley, si dichiarerà alla protagonista. Peccato che la storia dell'innamoramento tra i due sia stata poco sviluppata e non abbia emozionato.


Menomale che c'era il personaggio di Miss Charming, interpretato da Jennifer Coolidge, che ha dato una verve comica a tutto il film ed ha evitato allo spettatore di alzarsi ed abbandonare il cinema.

Sarebbe meglio, piuttosto che pensare a Darcy, che diciamolo, i suoi difetti li ha anche lui!, cercare di ispirarsi alla sua creatrice, Jane Austen, che in tempi così difficili per le donne è riuscita a sfidare la società con il suo modo di fare e coronando il suo sogno di essere una scrittrice...e se è tra le più lette ancora oggi un motivo ci sarà...

Il trailer del film

Voto: 2/5
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13 gennaio 2014

Renoir


Renoir è un film francese drammatico del 2012 che narra dell'ultima parte della vita del famoso pittore. 
Il film, infatti, prende il via nel 1915, un anno particolarmente triste per Renoir che deve affrontare la morte della moglie, di molti anni più giovane di lui, la notizia che i suoi due figli maggiori sono stati feriti in guerra e la lotta con l'artrite reumatoide che aveva cominciato ad affliggerlo. L'unico barlume di luce in questo periodo nero è una ragazza, Andrèe Heuschling, che diventerà prima l'ultima modella dell'artista e poi moglie e musa del figlio Jean.

La vera Andrée, conosciuta in America come attrice di cinema muto. Morì nell'oblio dopo essersi separata dal marito Jean.

Del film ho apprezzato la semplicità dei dialoghi e la fotografia. Con essa il regista è stato capace di rendere la pellicola in sé stessa un quadro.

Ovviamente il film è ispirato ad una storia vera, seppur romanzata, ed è bello vedere come la scelta del cast sia stata azzeccata, sopratutto per Renoir padre ed Andrée.


In questo film ci viene mostrato l'ultimo periodo pittorico di Renoir e cioè quello in cui ritorna a dipingere le sue bagnanti madreperlacee. Questo periodo è caratterizzato dalla semplificazione delle forme e delle pennellate. Esso si contrappone al periodo immediatamente precedente in cui il pittore, dopo un viaggio in Italia, si era dedicato di più alla struttura ed alla pittura classica. Questa semplificazione della pittura lo riporta al concetto principale degli impressionisti e cioè quello di imprimere sulla tela ciò che si vede e al suo personale concetto di bellezza, intesa come manifestazione della vita che deve essere rappresentata per essere condivisa.


E' rappresentativo di questo periodo il quadro Le bagnanti, dipinto tra il 1918 e il 1919, ultima fatica dell'artista e considerato suo testamento spirituale.


La composizione è basata su delle linee orizzontali ed è rappresentativo l'uso della pennellata e del colore che riescono ad eludere le regole della prospettiva facendo fondere l'uno con l'altra i vari elementi presenti nella composizione. Questa semplificazione con una pennellata fitta si pone in contrasto con la precedente rappresentazione del bello precisa e piena di contorni. Renoir diceva in questo periodo che era tempo di semplificare ma io credo che la sua mancanza di dettagli fosse dovuta alla malattia che ormai non gli consentiva più di reggere il pennello che sempre più spesso legava ai polsi.

Trailer del film

Voto: 5/5
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13 dicembre 2013

Kamasutra: Una storia d'amore


Diversamente da quanto può far pensare il titolo, questo non è un film erotico e il sesso non è il suo tema principale, anzi, esso viene usato solo come mezzo per sviluppare la storia di due amiche/nemiche che appartengono a caste diverse e che apprendono e sfruttano in modo del tutto diverso le regole del Kamasutra (che tra l'altro è un libro sulla coppia e sul matrimonio in generale e non solo sul sesso).


Tara e Maya sono le protagoniste di questa storia. Nobile e presuntuosa la prima, povera e gelosa la seconda. Il film prende forma quando Maya, stanca di indossare gli abiti smessi della principessa Tara, va a letto con il promesso sposo dell'amica, Raj. Questo scatenerà un forte malessere in Tara e l'invivibilità della sua vita matrimoniale. Per quanto riguarda Maya invece, sarà cacciata da palazzo, diventerà una concubina e perderà l'amore della sua vita tragicamente. 


Il film vuole introdurre l'attrice Indira Varma ma credo che la performance di Sarita Choudhury sia di gran lunga migliore, inoltre, questa possiede un'altera ed elegante bellezza adatta al suo ruolo di principessa prima e di regina poi. 
E' strano vedere sullo schermo un giovane Naveen Andrews, non ancora reduce dal successo di Lost (il film, infatti, risale al 1996), imberbe e forse non ancora del tutto formato come attore.


C'è da dire che per l'epoca questo è stato un film che ha rischiato molto per raccontare una visione indiana al mondo occidentale, e questo non solo perché il film è passato quasi sotto silenzio in Europa, godendo di una censura degna di quelle di Italia1 ai manga giapponesi, ma ha creato problemi anche in patria. Gli attori erano, infatti, costretti ad improvvisare battute e a coprirsi all'arrivo di ispettori perché nella cinematografia indiana non è consentito nemmeno mostrare un bacio. Quando potremo abbattere queste barriere anche a Bollywood?


Voto: 3/5
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27 agosto 2013

Valmont


Valmont è un film del 1989 che riprende la storia narrata da Choderlos de Laclos nel romanzo epistolare Le relazioni pericolose.

Il film non è stato molto considerato dalla critica in quanto solo un anno prima fu girata una diversa trasposizione del libro, intitolata proprio Le relazioni pericolose, con John Malkovich, Michelle Pfeiffer e Glenn Close. E forse per l'epoca si trattavano temi troppo scomodi per la società e alcune delle scene, che oggi potremmo definire normali, all'epoca avrebbero potuto urtare la sensibilità di molti.


Quello che rende questo film particolare è togliere la cattiveria e la crudezza alle azioni dei personaggi, di cui sono state abbassate le età rispetto al romanzo, rendendoli solo, a mio parere, erranti per amore.


Il regista è lo stesso del film Amadeus e devo ammettere che di questo lo stile ne risente molto, sia per quanto riguarda le riprese che le "tonalità" della pellicola.

Il film è girato molto bene, le scenografie e i costumi sono perfetti e i due protagonisti, Annette Bening e Colin Firth, hanno una mimica facciale ottima tanto da riuscire a diventare viscidi o ispirare talvolta sentimenti di pietà. 


Quello che non mi è piaciuto della pellicola è stato il finale, un po' sbrigativo ma sicuramente d'effetto.


Voto:4/5
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26 agosto 2013

Anna Karenina


Anna Karenina è un film diretto da Joe Wright del 2012 che si rifà all'omonimo romanzo di Lev Tolstoj pubblicato per la prima volta nel 1877.

Le vicende vengono narrate come se fossero ambientate in un teatro di posa, con tanto di scenari in movimento e scene di danze e balli, con un utilizzo di questi troppo massiccio per un film non musical, e che ricordano un po' troppo la teatralità di Moulin Rouge!. All'inizio del film, infatti, guardando lo stile delle riprese, ho subito pensato che fosse un film di Baz Luhrmann; mi ritrovo, invece, con un poco convincente Joe Wright le cui riprese sono state un successo in Orgoglio e Pregiudizio del 2005 (con ballo simile ma non dallo stesso effetto).


E' proprio per emulare il successo di quest'ultimo che egli richiama gli attori Keira Knightley e Matthew MacFadyen. La prima, poco convincente in una recitazione forzata (con i suoi capelli pazzi e l'onnipresente peluria sulle labbra) e il secondo, troppo grasso e comico, quasi da sembrare una macchietta.


Ottima l'interpretazione di Jude Law, ma quella di Aaron Johnson è altamente deludente. Come può un dandy del genere con quei riccioli biondi indisponenti far innamorare la perla di Mosca? E' poco credibile...
E Michelle Dockery? Espressiva come una trota...


Un'altra scena girata in studio è quella dei treni, fondamentale in quanto apre e chiude la storia in una ring composition, su cui credo si potevano sprecare più energie. A proposito della scena finale, pare che l'autore del romanzo per il suicidio della protagonista s'ispirò ad un fatto di cronaca in cui una donna si suicidò nella stazione di Jaseki.

La pellicola è attenta ai dettagli ma si perde in salti di scena e repentini cambi di ambientazione, facendo capire ben poco della storia ad uno spettatore che non ha mai letto il libro. Se infatti pensiamo a quello che voleva esprimere Tolstoj nel suo romanzo, possiamo dire che questa pellicola s'incentra superficialmente solo sulla storia d'amore, tralasciando tutto il resto. Avendo come protagonista la classe sociale russa più alta e essendo questa oggetto di critica da parte dell'autore (che pure di quella classe faceva parte), dovremmo trovare temi quali l'ipocrisia, la gelosia, la fede, la passione e il conflitto tra lo stile di vita urbano e quello agrario. Tutti temi che vengono solo pallidamente accennati - grande assente, la vendetta - ma il grande trascurato è il personaggio di Levin, considerato alter-ego di Tolstoj e della sua ricerca spirituale, coprotagonista, se non faccia delle stessa medaglia, di Anna, in quanto entrambi dedicano la loro vita alla ricerca della verità.


Secondo Dostoevsky "Anna Karenina in quanto opera d'arte è la perfezione...", cosa che purtroppo non è stata nemmeno rasentata dal film. Mi aspettavo una pellicola epica, invece mi ritrovo con un film che perde tempo a creare otto locandine diverse per ogni tipo di amore. Con tutti i temi del libro se ne potevano fare di locandine!


Carina la frase autobiografica "Niente forma un giovane uomo come una relazione con una donna sposata", frase che diceva sempre la zia che ospitava in casa Tolstoj e che nel film troviamo espressa dalla madre di Vronskji.


Avendo speso un budget di produzione di 31 milioni di dollari, col suo incasso, di 68 milioni di dollari, possiamo dire che non sia stato sicuramente un successo come film.

L'unica cosa ineccepibile del film sono i costumi, non a caso hanno vinto un Oscar, ma il vestito porpora di Anna non vi ricorda quello rosso di Satine?


Trailer del film


Voto: 1/5
caca
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19 agosto 2013

I sospiri del mio cuore (耳をすませば)


I sospiri del mio cuore (耳をすませば) è un film d'animazione giapponese del 1995 ispirato all'omonimo manga ed è considerato uno dei migliori film dello studio Ghibli. Girato da Yoshifumi Kondo, prematuramente scomparso, e sceneggiato da Hayao Miyazaki, che riescono, nonostante sia la prima volta nell'utilizzo dell'animazione digitale, a far incontrare la realtà con il mondo fatto di poesia che Miyazaki è solito mostrarci.

I creatori non dicono mai in quale luogo si svolge la storia, Seiseki-Sukuragoaka, che ritraggono invece tramite paesaggi degli anni '80.


E' principalmente la storia di due ragazzi che pensano al futuro con ansia e si districano nei primi sussurri del cuore. Al contrario di Seiji, che vuole andare in Italia a costruire violini, la nostra protagonista si ritroverà a sentirsi inferiore per la sua non chiarezza d'intenti circa il futuro. Una buona dose di insicurezza e inadeguatezza le viene anche trasmessa dalla sorella maggiore, a quanto pare perfetta in tutto. Alla fine anche lei capirà cosa fare da grande, anche se il suo primo tentativo di riuscirci fallisce miseramente.


I due personaggi principali sono molto dolci nel finale a causa della loro età, ma è proprio per quella che rappresentano anche un po' l'ingenuità dell'essere umano.
  
La musica che si ripete molto spesso nell'arco della narrazione, perché Shizuku si diletta a cambiarne le parole e a nipponizzarle è Take me home, Country roads di John Denver. La parte in cui i due protagonisti la suonano e la cantano insieme è forse la più emozionante di tutto  il film. La protagonista ne fa una parodia Concrete roads in cui inneggia alla sua città e al suo perdurare nel tempo ricca e florida.


La parte più bella

Voto: 4/5
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18 agosto 2013

L'incubo di Joanna Mills


L'incubo di Joanna Mills è un film del 2006 con protagonista Sarah Michelle Gellar. La pellicola è stata definita un horror ma tocca poco la dimensione paranormale e si riduce di più ad un thriller psicologico.

La trama non è molto innovativa, in quanto, riprende molti temi utilizzati dai film horror coreani e giapponesi dell'ultimo decennio tra cui, spettri negli specchi e apparizioni improvvise.


Da ricordare la parte finale e quella in cui l'arredamento delle stanze delle due ragazze indica un collegamento fra di loro.

Nonostante l'affetto che nutra per la buffiana Sarah Michelle Gellar, devo dire che la sua interpretazione non convince affatto. Essa è pregna delle solite espressioni e non trasmette la forza e la fragilità della protagonista della storia. Anche se, a dire il vero, non ho trovato convincente nessuna delle interpretazioni degli attori, nemmeno quella dell'acclamato Sam Shepard (che appare pochissimo tra l'altro).


Recensione de La repubblica
...un thriller paranormale dall'atmosfera depressiva, basato su traumi infantili e visioni che strizzano l'occhio un po' a Sam Raimi (The grudge, ndr), un po' (e scusate se è poco) a David Lynch. L'incubo di Joanna Mills, però, è una copia sbiadita dei loro film, un po' come la buona Sarah Michelle lo è di Neve Campbell, scream-queen della covata precedente. Qui il mistero non è tanto misterioso; si fa economia di brividi... Belli i paesaggi e più che ragionevole (1 ora e 25) la durata.

Voto:3/5

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8 agosto 2013

Genji monogatari sennen no nazo (源氏物語 千年の謎)


Questo mondo, io penso, è in verità il mio mondo.

Eccoci arrivati all'ennesima trasposizione cinematografica dell'opera di Murasaki Shikubu, il Genji monogatari.

Come da titolo, questo film intende svelare l'enigma millenario che si cela dietro il primo romanzo della storia mondiale e cioè il motivo per cui esso è stato commissionato. Dal diario di Murasaki Shikibu sappiamo, infatti, che fu Fujiwara Michinaga a commissionare l'opera alla scrittrice per mantenere viva l'unione tra sua figlia Shoshi e l'imperatore Ichijo.
La pellicola fa incontrare e scontrare la storia narrata dalla dama di corte e quella che si pensa sia la realtà storica che vi fa da background.


La story line di questo film non mi è molto piaciuta, in quanto tratta solo la prima parte del romanzo, escludendo quella in cui compare Murasaki no Ue, secondo me la più bella e pregna di significato del libro. 
E' stato carino invece il modo di accomunare l'amore impossibile di Genji e Fujitsubo con quello di Shikubu e del suo committente Michinaga Fujiwara. Ho poco gradito però l'apertura del film con un siparietto un po' volgare e violento sulla scrittrice più degno della figura del Genji che di Michinaga.

Il celebre Ikuta Toma che è stato scelto per interpretare il Genji mi è sembrato poco espressivo e sinceramente non capisco per cosa sia stato così acclamato, visto che la storia si basa di più su Murasaki Shikibu che sul protagonista stesso.


Miki Nakatani è brava nel ruolo della scrittrice ma forse un po' troppo giovane.


Bellissima e bravissima Tabe Mikako nella parte di Aoi no ue.


Su Tanaka Rena, l'interprete di Rokujo no Miyasudokoro, c'è molto da dire. L'interpretazione è perfetta ma, mi sembra che si rifaccia troppo ai film dell'orrore degli ultimi decenni, togliendo un po' di poesia al fenomeno del mono no ke.


Ho molto apprezzato le ambientazioni, che per un film girato in tre mesi sono più che riuscite, sopratutto per quanto riguarda i giardini e i padiglioni. Gli oggetti che più risaltano sono gli specchi di dama Rokujo e i vari Fudo blu tipici del buddhismo esoterico, che si ritrovano nel corso del film.


Carina è stata anche la chiusura, in cui il Genji cammina in un campo pieno di nebbia e con delle ruote, che simboleggiano sia la legge del Buddha sia il cammino del Genji è come quello di ognuno di noi (anche se non ho apprezzato il breve dialogo che precede tra la scrittrice e la sua creatura).


Voto: 3/5

Trailer
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6 agosto 2013

Bubble fiction - Boom or bust

Tra i film più direttamente incentrati sulla bolla economica giapponese, si trova il fanta-finanziario Bubble fiction - boom or bust del 2007. 

In questo film viene ricavata una macchina del tempo da una lavatrice ('._.), e si decide di tornare indietro nel tempo fino al 1990 per cercare di evitare gli accordi tra potenze che portarono alla creazione e allo scoppio della bolla economica. 

La pellicola offre uno spaccato degli anni ‘90 ed uno del presente, spesso in contrasto tra loro, creando a volte siparietti comici; il film è anche per questo definito comedy-drama. 


Esso mostra alla fine una probabile verità, quella, cioè, che i potenti che hanno firmato i concordati che hanno portato alla creazione e successivamente allo scoppio della bolla speculativa, erano coscienti della cosa ed avevano portato avanti il loro progetto per arricchirsi a spese della popolazione giapponese. 

Nel finale, a missione riuscita, ci viene mostrato un Giappone non così sviluppato come lo conosciamo, ma almeno solido e senza problemi economici.


E' un film divertente che lascia però un significato profondo e la testimonianza di una ferita indelebile.
Gli attori dalle interpretazioni migliori sono stati Hiroshi Abe (anche se l'ho preferito di più in versione "adulta") e Hiroko Yakushimaro che non conoscevo ma che ho imparato ad apprezzare per recitazione e bellezza.

Voto: 3/5
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4 agosto 2013

Kazoku game


Kazoku game è un film che ritrae la vita di una famiglia media disfunzionale del 1983, legata solo dai propri ruoli sociali. 
Ogni personaggio viene descritto con qualche strana abitudine, come quella del professore di avvicinare la testa al suo interlocutore quando parla, quella della famiglia che non si siede a tavola uno difronte l'altro ma accanto, e la famiglia è vista come l’unità di base della società. 

Il gioco indicato dal titolo è appunto quelle delle parti, quello del ruolo a cui ogni personaggio deve sottostare, perché così ci si aspetta dalla società. Ovviamente questo gioco si rivelerà una critica al sistema sociale giapponese in cui una madre non può fare altro che dedicarsi alla sua famiglia abbandonando i propri sogni, un padre diventa solo un “fornitore” di cibo per la famiglia, e il fratello maggiore funge da esempio. L’unico a rompere le regole del gioco dei ruoli è il professore, che non è un professore tradizionale che si occupa solo della cultura del suo alunno, ma anche dei problemi di quest’ultimo, invadendo il ruolo del genitore. 


Il finale, in cui il professore distrugge la mensa della famiglia, vuole indicare che i ruoli di questa e della società giapponese devono essere assolutamente destrutturati; l’allievo Shinichi e il professore, infatti, vengono infine ritratti su un piano di parità poiché quest’ultimo si è lasciato tirare fuori dal suo ruolo dall’insegnante.

Voto: 2/5
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2 agosto 2013

Kanzo sensei


Kanzo sensei è un film molto bello e a tratti divertente del 1998 tratto da un romanzo di Ango Sakagichi.

E' la storia di un medico di provincia che ha perso la moglie e che corre tutto il giorno per il paese per curare i suoi pazienti. Questo medico viene soprannominato da questi ultimi "Dottor Fegato" (titolo del film) poiché ha l'abitudine di diagnosticare ad ogni suo paziente l'epatite.
La storia si svolge durante la seconda guerra mondiale, in cui egli perderà un figlio.


Il tutto s'ispira a La peste di Camus dove una malattia diventa metafora di eventi umani. Infatti, l'epatite (a cui il medico cerca una cura) è un male che sta dilagando nella società e la rende folle. Il vero male, sottinteso in questa teoria, sono la corruzione e la prostituzione che lo circondano (infatti si metterà in casa una giovane per salvarla dalle case di prostituzione) e che vengono praticate alla luce del sole.


Nel finale, nel "fungo", che può essere interpretato come una delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, si troverà la forma di un fegato, un finale divertente e che esprime appieno la metafora del film.

Voto: 3/5
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